lunedì 20 novembre 2017

La Sistina di Milano: San Maurizio al Monastero Maggiore (2/2)



È difficile non restare a bocca aperta entrando a San Maurizio: non c’è centimetro quadrato dell’edificio che non sia affrescato eccetto dove il Nirone, che scorre sotto la chiesa, ha fatto scrostare le pareti. Questi affreschi, oltre ad essere belli, ci parlano dei potenti individui dell’epoca e dei virtuosi pittori che erano apprezzati nella Milano cinquecentesca.

Ai lati della porta si innalzano gli affreschi dell’ultima campagna pittorica originaria del 1573, per mano di Simone Peterzano (allievo di Tiziano e maestro di Caravaggio). È curioso il contrasto delle scene, in quanto sulla metà a
sinistra della parete ci sono scene di famiglia: nella lunetta Giacobbe riceve con un sotterfugio la benedizione di Isacco, mentre sotto c’è la scena del ritorno del figliol prodigo. Sulla seconda metà invece ci sono scene piuttosto violente: nella lunetta Mosè sta per scaraventare le tavole del decalogo a terra dopo aver constatato che gli Israeliti si sono dati all’idolatria in sua assenza, mentre la scena sottostante raffigura Gesù che scaccia con una frusta i cambiamonete dal tempio.



















Il tramezzo è opera dei Luini prima che il patriarca Bernardino morisse. Sulla parte frontale vi sono tre livelli: quello superiore raffigura a sinistra il martirio di san Maurizio e della sua legione tebana, che avevano rifiutato di sterminare i correligionari cristiani durante una persecuzione. C’è poi un’Assunzione al centro e infine, a destra, una scena in cui il re burgundo san Sigismondo dedica l’abbazia di San Maurizio d’Agauno all’omonimo santo e la sua morte per mano dei Franchi. Nel secondo livello appaiono i committenti del ciclo: Alessandro Bentivoglio e la moglie Ippolita Sforza in ginocchio circondati da santi mentre nel livello inferiore vi sono raffigurate altre sante. Al centro sorge l’altare settecentesco in marmo, mentre dietro si vede la grata che separava le monache dai fedeli; questa grata era molto più ampia all’inizio, ma san Carlo volle rafforzare la clausura e nel 1579 la fece ridurre e vi pose in alto una tela con l’Adorazione dei magi, di Antonio Campi. 

Il tramezzo dell'aula pubblica, o dei fedeli
Nell’aula pubblica vi sono otto cappelle, spesso legate in un modo o in un altro ai Bentivoglio. A parte la cappella Fiorenza (del 1573), le cappelle risalgono al quarto di secolo 1530-1555. Partendo dalla prima sulla sinistra abbiamo la cappella Bergamini, che rappresenta la resurrezione di Cristo affrescata da Aurelio e Giovanni Pietro Luini (figli di Bernardino); la cappella è dedicata a Bona del Monastirolo, detta contessa Bergamina dal matrimonio con Pietro Bergamini, ed è interessante constatare che sia il marito sia il fratellastro Giovanni Paolo Sforza (a sua volta genero di Alessandro e Ippolita) erano figli illegittimi di Ludovico il Moro (avuti rispettivamente da Cecilia Gallerani e Lucrezia Crivelli).  

Cappella Bergamini
Le successive due cappelle sono quelle dei Del Carretto, marchesi di Finale e fedeli alleati degli Sforza, a cui garantivano l’unico sbocco sul mar Ligure. La prima è di Gian Giacomo Del Carretto e raffigura scene della vita e del martirio di santo Stefano oltre al committente in abiti da cavaliere ospitaliere; la seconda è di Giovanni II, genero dei Bentivoglio, ed ha affreschi dello stesso pittore ignoto rappresentanti scene della vita di Giovanni Battista.

Cappelle Del Carretto
Le cappelle davanti al tramezzo sono quelle dei Bentivoglio: quella di sinistra è di Giovanni e rappresenta la Deposizione, anche se l’affresco dei fratelli Luini è interrotto dalla porta che in origine portava alla sagrestia e dalla successiva apertura fatta per passare nell'aula delle monache; la cappella a destra, dedicata a Giovanni Bentivoglio e sempre dei Luini, portava invece al chiostro barocco (con l’angioletto che scosta la tenda affrescata dalla porta) e raffigura l’Ecce Homo, l’Incoronazione di spine e la Crocifissione
Cappella Bentivoglio di destra
Cappella Bentivoglio di sinistra



















Abbiamo poi la cappella Besozzi, che è sia la prima cappella ad essere affrescata (1530) sia l’ultima opera di Bernardino Luini. Questa ha scene della Passione di Cristo e il martirio di santa Caterina, alla quale il committente Francesco Besozzi è molto devoto e a cui la dedica (la scena della decapitazione della santa potrebbe riprendere quella di Bianca Maria Scapardone).

Cappella Besozzi
La cappella Simonetta (o della Pietà) è commissionata dai fratelli Francesco Bernardino e Giovanni Battista Simonetta, parenti di Ippolita Sforza (sua madre era Bianca Simonetta). Al centro del corteo di putti e santi c’è la tela del Compianto; il tutto è opera di Callisto Piazza e del figlio Furio.

Cappella Simonetta

L’ultima in ordine e data di realizzazione è la cappella Fiorenza, del 1573. Questa è decorata da Ottavio Semino e ha affreschi molto rovinati con la vita di san Paolo e parecchi stucchi che incorniciano la tela e coprono la volta e gli angoli della cappella stessa.
Cappella Fiorenza

Varcando l’apertura nella cappella Bentivoglio si giunge nella sala delle monache; colpiscono subito il coro ligneo, con i suoi cento seggi e cinque secoli portati benissimo, e il grande organo Antegnati del 1556. Il pontile davanti al tramezzo conserva gli affreschi più antichi di San Maurizio, che rappresentano Dio Padre attorniato da angeli ed Evangelisti, ma anche l’antistante Annunciazione (con l’insolita scena del Bambino che vola verso Maria, al posto della colomba), le pitture a candelabre sulle lesene e i numerosi santi nella parte superiore delle cappelle e nei matronei risalgono agli anni ‘10 del Cinquecento. 

Vista dell'aula delle monache con il coro

L'organo cinquecentesco
L'affresco di Dio Padre
La facciata posteriore del tramezzo
Gli affreschi preluineschi
Le cappelle anteriori dell’aula, che raffigurano la Resurrezione e le scene nell’Orto degli ulivi, e gli affreschi sotto il pontile (con figure di sante le scene della Passione) sono della bottega del Luini; nella parte alta del tramezzo stesso c’è al centro la scena delle Nozze di Cana della scuola del Piazza, mentre ai suoi lati ci sono l’Adorazione e il Battesimo di Cristo, di Giovanni Pietro e Aurelio Luini. Sempre dei fratelli Luini sono la cappella dell’Arca, quella dell’altare dipinto e la controfacciata con la Passione e l’Ultima Cena. Sopra la grata si può notare la tela con la Crocifissione, che viene ripresa dai fratelli Luini nella lunetta della cappella Bentivoglio. 

Cappella dell'Arca
L'altare dipinto
Controfacciata a destra
Controfacciata a sinistra



















Le ultime parti dipinte risalgono a poco tempo fa: nella prima metà dell’Ottocento le volte sono dipinte da Alessandro Sanquirico, scenografo della Scala che ha dipinto anche la volta del duomo con un simile disegno neogotico. Sono forse opera di Costantino Longhetti i calmi paesaggi nelle cappelle laterali, dove fino agli inizi del Novecento c’erano pitture a strisce verticali bianche e nere.

Oggi possiamo finalmente goderci questa meravigliosa chiesa dopo i recenti restauri, che l'hanno fatta tornare a buona parte del suo splendore originario nonostante le vicissitudini della storia.

Approfondimenti

San Maurizio al Monastero Maggiore 

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