martedì 31 ottobre 2017

La Sistina di Milano: San Maurizio al Monastero Maggiore (1/2)



Pianta ottocentesca del monastero
Come con molti edifici di Milano, è difficile oggi immaginare che San Maurizio fosse a suo tempo il più grande monastero femminile della città. Vediamo cosa ne rimane.

Iniziamo con la storia, per dare un po’ di contesto. L’area dove sorge il monastero almeno dall’VIII secolo era occupata pochi secoli prima dai carceres dell’antico circo romano, di cui ricicla una torre per il campanile mentre un’altra torre della cinta muraria diventa una cappella. Fino all’XI secolo era dedicato a Maria, ma nel 1148
cambia il nome in San Maurizio ed è uno dei pochi edifici risparmiati dal Barbarossa quando farà radere al suolo Milano nel 1162. Per tutto il Duecento il monastero si espande ricevendo in eredità vaste terre, fabbricati e proprietà nel Milanese, lungo l’Olona e in Brianza, oltre ad includere le figlie di numerose famiglie in vista di Milano. Durante le lotte fra Torriani e Visconti si alternano come badesse dell’importante istituzione membri di entrambe le famiglie (Belengeria per i primi e Francesca per i secondi), a rifletterne il ruolo prestigioso. Durante il dominio visconteo, però, la vita monastica si rilassa e le inquiline di San Maurizio cominciano a godere di pessima reputazione a causa di sregolatezze e pigrizia; all’inizio del Cinquecento le benedettine entrano a far parte della congregazione cassinese a capo di San Pietro in Gessate e da qui comincia la rinascita: nel 1503 si dà inizio ai lavori per costruire la nuova chiesa, che viene completata circa settant’anni dopo. Questa si compone di una singola navata divisa a metà da un tramezzo che separa le monache dal resto della congregazione durante la messa; la prima fase degli affreschi è commissionata dal futuro governatore di Milano Alessandro Bentivoglio, figlio dell’esiliato signore di Bologna Giovanni II e marito di Ippolita Sforza (il cui nonno era il duca Galeazzo Maria); una figlia, Bianca, diventerà anche badessa di San Maurizio mentre altre ne diverranno monache. Alessandro assume il leonardesco Bernardino Luini che, assieme ai figli Giovan Pietro ed Aurelio, affresca gran parte degli interni. In seguito vari parenti dei Bentivoglio (in particolare i liguri Del Carretto e altri rami degli Sforza) si fanno dedicare le cappelle dell’aula pubblica dell’edificio. I lavori principali terminano con l’armoniosa facciata di Francesco Pirovano nel 1574.
La facciata prima degli interventi ottocenteschi
San Maurizio oggi
 La vita del monastero va avanti fra alti e bassi fino al 1798, quando viene chiuso e trasformato in caserma da Napoleone. Gli orti di San Maurizio vengono infine smembrati nell’Ottocento dalle nuove vie Ansperto e Luini, che si intersecano in mezzo alla proprietà e causano problemi di staticità alla chiesa (in questo secolo si rimuovono per precauzione gli obelischi ai lati della facciata e si inseriscono dei tiranti metallici nell’aula delle monache). 
Il portale di accesso agli orti
 Oltre alla chiesa si possono ancora visitare i chiostri: quello seicentesco di Giacomo Muttone, che fa da ingresso al museo archeologico è ancora intatto, mentre i resti del secondo chiostro (purtroppo quasi cancellato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e dai successivi lavori per creare il museo stesso) sorgono sul retro del museo e parte del chiostro maggiore, sventrato nel 1871 per far passare via Luini, si può scorgere a sinistra della chiesa. Un’altra testimonianza del monastero è la cosiddetta torre di Ansperto (dal nome dell’arcivescovo che fece restaurare questa porzione delle mura), una struttura difensiva romana convertita in cappella con affreschi di influenza giottesca.
L'ingresso del chiostro barocco

Interno del chiostro barocco

I resti del chiostro posteriore

Il chiostro grande
 
Gli affreschi al piano terra della torre

Affreschi del secondo piano

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